Ore: 06:00 | lunedì, 8 luglio 2013
Volendomi
immolare alla causa affermo che fare cultura non deve essere soltanto
chiedere più soldi, ma anche, o soprattutto, utilizzare al meglio quelli
disponibili. Sì, perché sul fatto che di soldi per la cultura
dall’inizio della crisi (2008) ne arrivino pochi c’è poco da dire. O
meglio, ci sarebbe molto da dire, c’è chi lo sta facendo e i numeri sono
così impetuosi nel descrivere un Paese (l’Italia) che sta gettando alle
ortiche la propria vocazione artistica e culturale da non permettere
repliche. Tanto per intenderci, noi cittadini del Bel Paese spendiamo
sempre meno per concerti, teatro, cinema e musei (se vi dico che
spendiamo la metà dei greci, che mica son messi troppo bene); il
Ministero per i Beni e le Attività culturali nell’ultimo decennio ha
perso il 30% di budget, i Comuni hanno tagliato l’11% solo nell’ultimo
anno e le erogazioni dei privati sono dimezzate negli ultimi cinque
anni. Impietoso è poi il confronto con la nostra cara Europa (la Francia
investe il triplo di noi)! I turisti stranieri aumentano ma… entrano
sempre meno nei nostri musei (si limitano oramai al cibo Made in Italy e
per ora quello non si tocca; o meglio, lo toccano eccome!).Ecco allora, detto ciò per contestualizzare il problema (perché di problema si tratta), che il dibattito che più m’interessa, anzi ciò su cui si può fare di più, è appunto come utilizzarli al meglio questi "soldini". Ah, una precisazione d’obbligo. Quanto sopra e sotto ha un senso, se diamo per scontato (e diamolo!) che investire risorse (sia economiche sia umane) nella cultura è investire in una società migliore. Del resto, riguardo alla tutela del nostro patrimonio culturale e artistico, si spende anche la nostra Costituzione.
Ora, a qualsiasi livello, nazionale ma anche locale (Brescia), non ci si può più limitare a mere gestioni di sovvenzionamento o a interventi emergenziali rinunciando a ogni forma di programmazione più coraggiosa e lungimirante. Che poi, se il coraggio non è richiesto nel curriculum, sostituiamolo pure con la competenza.
Intanto, sgomberiamo dal pensiero massificato e qualunquista diffuso la retorica stupida quanto sbagliata che «con la cultura non si mangia». Non sono fra i primi e nemmeno il più autorevole, ormai, ad affermare che potenziare la ricaduta diffusa e differenziata della cultura innescherebbe effetti positivi e trainanti sull’economia nel suo complesso. In tal senso, da qualche giorno il governo della città è insediato e operativo, e voglio davvero credere che saprà raccogliere queste istanze e contribuire, partendo proprio da Brescia perché no?, a cambiare rotta alla decadenza generalizzata in atto nel nostro Paese. Buoni esempi già esistenti da preservare (vedasi il nostro Teatro Stabile!) e potenzialità fresche da scoprire ce ne sono, ma bisogna entrare nell’ottica di un Fare non come predica e razzolamento, ma di un Fare come operare e muoversi con coragg… vabbé, con competenza e lungimiranza.
Raffaele Castelli Cornacchia
Brescia
"... programmazione più coraggiosa e lungimirante", scrive il lettore. E cita anche la Francia. Ebbene, poiché parliamo di cultura, guardiamo alla città che quest’anno ne è la capitale europea: Marsiglia. Là è da poco stato inaugurato il MuCem, Museo delle (plurale) Civiltà d’Europa e del Mediterraneo, ch’era stato pensato oltre dieci anni fa all’interno di un "cambio di pelle", rovesciando il declino post industriale in favore di un turismo anche di qualità, dentro un contesto di recuperi (già avvenuti o in corso). Non tutto è oro anche nell’antica Massalia, che resta città problematica (per usare un eufemismo). I costi sono esplosi e probabilmente, senza la designazione avvenuta nel 2008, i fondi per il gioiello di architettura firmato da Rudy Ricciotti non sarebbero stati sufficienti. Ma dietro c’era un’idea di investimento a medio e lungo termine.
E oggi si può guardare sia all’exploit (attendendo in questo 2013 dieci milioni di turisti) sia, soprattutto, a ciò che resterà (puntando ad almeno 300mila visitatori ogni anno). C’è pure un non sbandierato, ma evidente intento politico: divenire riferimento ideale del Mediterraneo, di tutto il Mediterraneo, medicando anche ferite (leggi Algeria) ancora aperte.
E poi, c’è il concetto di squadra. Perché capitale è non solo Marsiglia, ma l’intera Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Ed ecco, allora, mostre "doppie" (come «Le Grand Atelier du Midi» in tandem con Aix-en-Provence) o focalizzazioni a tema (come «Nuages» ad Arles). Idea di città, fare squadra, lungimiranza, coraggio... Dice niente, tutto questo?
(Maurizio Matteotti)